Studentessa universitaria e primo sborrata in faccia
La stanza odora di caffè bruciato, polvere di metà settimana. Io mi siedo sul bordo del letto, sento il perizoma in pizzo macramé che mi segna il culo. La moka stretta sul fornello fischia piano, nessuno la spegne. Lui mi guarda dalla sedia, occhi fissi sulle mie cosce aperte. Io mi slaccio la maglietta, la butto sul pavimento accanto alla borsa dell'università. Sento il suo fiato quando si avvicina, sento il calore del cazzo attraverso i jeans. Mi sdraio, lui mi monta sopra, entra piano. Io scelgo il ritmo, alzo i fianchi, lo prendo tutto. Il lavalier nascosto sotto il reggiseno cattura ogni gemito. Sudore sulla fronte, mani che stringono le lenzuola panna, quelle spaiate che ho comprato in saldo. Lui mi gira, mi mette a pecora, spinge forte, le ginocchia mi tremano. Rivista usata sul comodino, aperta su una pagina di annunci. Io mi giro, lo guardo negli occhi, gli dico di venire in faccia. Lui esce, si masturba, sborra due volte sulle labbra, una goccia mi cade sul mento. Sapore salato, caldo. Smalto rosso scheggiato sul pollice quando mi pulisco. Nessuno parla. Fuori, uno scooter passa sotto le persiane. Io chiudo gli occhi, sento ancora il brivido tra le gambe. La luce del pomeriggio taglia il muro, polvere che galleggia. Lui si alza, va in bagno. Io resto, nuda, con il cazzo che mi pulsa dentro la testa. Fiato corto, calore alla nuca. Sento il suo odore sui polpastrelli. Nessun bisogno di parlare. Tutto è stato detto col corpo. Il letto cigola ancora. Io sorrido. Domani esame. Oggi no. Oggi solo questo. Solo pelle, fiato, sborra. Solo adesso. Solo qui. Solo io. Solo lui. Solo cazzo. Solo figa. Solo sudore. Solo vita.