Calze a rete sul divano dell'appartamento
Martedì pomeriggio, luce grigia tra le persiane di legno scrostate. Io resto ferma col fiato corto, sento il calore dei suoi polpacci contro le cosce. Le calze 70 denari a rete fitta si arrotolano appena sotto il ginocchio, smalto rosa antico scheggiato sull'alluce destro. Il cellulare vibra sul tavolino basso, notifica WhatsApp in pausa, nome illuminato. Non rispondo. Mi sollevo un poco, spingo i fianchi verso l'alto, lui entra piano, cazzo duro che scivola dentro. Sento il lattice del preservativo strisciare sulla pelle umida. Ogni spinta fa cigolare il divano, due molle rotte in fondo. La telecamera fissa sullo scaffale riprende tutto senza tagli, audio sporco con i bassi del vicino. Fiato caldo sul collo, labbra che mordono piano, poi più forte. Le mie mani cercano i suoi capelli, li tirano indietro. Io decido quando parte il ciak. Lui accelera, palle che sbattono sul culo, odore di sudore e lubrificante a base d'acqua. Un gemito esce dalla gola, lungo, strozzato. Vengo con gli occhi chiusi, muscoli serrati, una scarica dal collo alle piante dei piedi. Lui sborra subito dopo, dentro il lattice, poi crolla sul petto. Restiamo così, pelle a pelle, cuori impazziti. Lenzuola Bassetti spaiate, una ciabatta caduta sotto il tavolino. Silenzio, tranne il ronzio del frigo in cucina.